In Grecia c'è un grave problema
con gli allevamenti di suini
11 Settembre 2026

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Una bomba ad orologeria dal potenziale rischio sanitario enorme è pronta a esplodere ai piedi del monte Olimpo.

Un’inchiesta molto approfondita e rischiosa, svolta tra marzo e maggio 2026, ha permesso di portare alla luce una realtà preoccupante e fino ad ora sconosciuta, o peggio ancora sottovalutata, soprattutto dalle autorità preposte ai controlli.

Carcasse abbandonate in fosse a cielo aperto, animali feriti e non curati e strutture spesso fatiscenti sono solo alcune delle criticità scoperte e, nella gran parte dei casi, le strutture coinvolte sono beneficiarie di fondi europei e nazionali.

Ancora una volta, attraverso le nostre tasse, vengono finanziati siti produttivi che commettono pesanti irregolarità e soprusi.

SUINI GRECIA

Uno sguardo su una parte consistente di produzione suinicola del Paese ellenico.

L’investigazione è stata rilasciata in esclusiva in Italia assieme al network Food For Profit, e riguarda oltre 25 siti produttivi distribuiti in diverse regioni del paese. Alcuni di questi hanno ricevuto sussidi dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale o tramite il Programma di Sviluppo Rurale, per cifre che hanno anche superato i 200.000 euro. Tra quelle investigate, ci sono, inoltre aziende che hanno ricevuto diverse decine di migliaia di euro dai fondi PAC 2023-2024.

Il materiale, presentato in esclusiva anche in Grecia, sul noto quotidiano To Vima (Το Βήμα), proviene da quattro differenti regioni (Grecia Occidentale, Tessaglia, Grecia Centrale e Macedonia Centrale), attraverso sei distinte unità regionali (Etolia-Acarnania, Trikala, Larissa, Beozia, Eubea e Pieria).

Per quantità e varietà, costituisce, ad oggi, la più dettagliata e incisiva indagine sullo stato di una grossa fetta del settore suinicolo nazionale.

Ad essere messe sotto la lente d’ingrandimento diverse strutture da cui, di fatto, inizia soprattutto la produzione del gyros, che, assieme al souvlaki, è il re dello street food in Grecia.
Attraverso il nostro lavoro di inchiesta abbiamo voluto scavare a fondo, mostrando come dietro al culto gastronomico che rappresenta si celino gravi criticità legate alla filiera di riferimento.

Seppur di dimensioni inferiori rispetto al settore ovino-caprino, il settore suinicolo riveste comunque un ruolo di primaria importanza: secondo i dati disponibili, in Grecia vengono allevati oltre 729.000 maiali, dislocati in più di 3.370 siti1. La tendenza alla concentrazione, meno strutture ma maggiore rendimento totale, segna una sempre più consolidata e preoccupante propensione verso modelli intensivi.
La produzione annua supera le 57.000 tonnellate di carne, ottenute dalla macellazione di oltre un milione di suini2. Con questi volumi, il maiale rappresenta la principale fonte interna di carne rossa del Paese ellenico.

Un rischio sanitario pronto a trasformarsi in emergenza

Il riscontro più preoccupante riguarda lo smaltimento delle carcasse. Pur essendo vigenti in Grecia sia la normativa comunitaria (Regolamento CE 1069/20093) sia quella nazionale (articolo 15 della Legge 4351/20154), in oltre il 90% delle aziende oggetto d’indagine, risulta prassi diffusa lo scavo di fosse a cielo aperto in cui vengono gettati gli animali morti.

Ubicate spesso in aree occultate all’interno o in prossimità del perimetro degli allevamenti, tali fosse sono giunte in alcuni casi a contenere centinaia di carcasse in decomposizione. Lasciate scoperte e prive di qualsiasi protezione, le carcasse rimangono esposte all’accesso di animali sia selvatici sia domestici. Come documentato dalle immagini, le fosse venivano frequentemente assaltate dai branchi di cani che stazionavano nelle vicinanze. In uno dei casi accertati si osservano chiaramente alcuni cani intenti a sbranare i resti di un maiale e a trascinarne i pezzi in prossimità di un capanno. Il rischio bio-sanitario è elevatissimo: qualunque animale entri in contatto con le carcasse può veicolare potenziali patogeni all’esterno dell’allevamento, con conseguenze difficilmente controllabili sul piano epidemiologico.

Anche lo smaltimento dei reflui costituisce una criticità. In molti dei siti investigati le vasche di stoccaggio risultano sprovviste di un’adeguata protezione che impedisca ai liquami di infiltrarsi nel terreno.

Tale situazione espone a rischi concreti le falde acquifere e tutti i corpi idrici superficiali limitrofi, tra cui fiumi e ruscelli.

Ci sono anche altri casi documentati in cui i reflui straripano, perché manca una protezione adeguata, nei terreni e nelle aree circostanti.Tutto questo rappresenta una violazione a quanto stabilito dalla legislazione che il Governo ellenico ha stabilito al riguardo5.

La posizione di queste strutture aggrava i rischi: una delle aziende investigate in Etolia-Acarnaia, si trova vicino a zone residenziali e a meno di un chilometro da un grande ospedale pubblico. In un altro caso, un sito, sempre situato nella stessa unità regionale, con le medesime criticità dista meno di due chilometri da un paese e circa due e mezzo da un lago.

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Animali gravemente feriti, lasciati senza cure. Box coperti di deiezioni. Scarafaggi e roditori. Ma gli allevatori continuano a ricevere finanziamenti.

Per quanto riguarda l’allevamento vicino all’ospedale, è stato possibile avere dei riscontri anche dell’interno, grazie ai quali si è potuto constatare lo stato delle strutture, che appaiono fatiscenti e sporche, con roditori e scarafaggi presenti nei box di stabulazione degli animali.
Criticità sono state rilevate anche in tema di benessere animale. Diversi suinetti presentano gravi infezioni della pelle non trattate.
Mentre nell’area della gestazione, alcune scrofe presentano lacerazioni causate dal confinamento nelle gabbie e dal conseguente sfregamento contro le pareti metalliche.

La situazione all’interno di altri degli allevamenti oggetto dell’inchiesta non migliora: strutture fatiscenti, infestazioni di scarafaggi, roditori e mosche, animali feriti non curati. Sembra davvero impossibile pensare che alcune di queste strutture vengano sovvenzionate dai sussidi pubblici.
Alcune delle evidenze più gravi riguardano un allevamento che si trova nell’unità regionale di Trikala, dove l’impatto dell’industria zootecnica è molto critico; basti pensare che intorno alla piccola cittadina Fiki, sono presenti oltre 20 allevamenti di maiali in un raggio di meno di cinque chilometri.
La gestione degli animali all’interno del sito è problematica. Ci sono diversi suinetti con gravi prolassi anali non curati confinati in uno spazio inadeguato per la loro condizione. Tutta l’area, inoltre, appare infestata di mosche.
Sono stati individuati vari tipi di farmaci, tra cui antibiotici, ormoni e stimolanti che vengono generalmente utilizzati perché l’efficienza dei cicli riproduttivi industriali venga rispettata.
Nella sezione dedicata all’ingrasso, numerosi maiali hanno gravi infezioni oculari e ernie ombelicali, apparentemente non trattate e sono tenuti in recinti molto sporchi.

Le infezioni della pelle o degli occhi sono risultate essere piuttosto frequenti anche in altri allevamenti indagati. Queste problematiche sono legate agli spazi di stabulazione degli animali, che, come si evince dalle immagini raccolte, risultano essere sporchi e spesso coperti di deiezioni.

L’Opekepe ha eleargito milioni di euro di sussidi ad allevamenti che non esistevano.

Nello stesso periodo in cui l’inchiesta ha portato alla luce queste pesanti irregolarità, un’altra indagine ha scoperchiato il vaso di Pandora su una truffa milionaria ai danni dei contribuenti europei.

Al centro di tutto l’OPEKEPE, l’ente statale greco che distribuiva i fondi europei e lo stesso che si sarebbe dovuto occupare dei controlli sulle strutture beneficiarie.
È stato da poco smantellato dal governo, dopo che l’anno scorso la Commissione Europea aveva inflitto alla Grecia una multa di quasi 400 milioni di euro per frode6.

Dalle indagini, portate avanti dall’EPPO (organismo europeo che si occupa di indagare sui reati finanziari contro l’Unione Europea) centinaia di cittadini greci avrebbero ottenuto sussidi illeciti dichiarando attività agricole e pascoli inesistenti7.
Si tratterebbe di milioni di euro cui, secondo l’EPPO, i richiedenti avrebbero avuto accesso grazie alla complicità di diversi funzionari infedeli dell’OPEKEPE e di alcuni ministri facenti parte, in particolare, del partito conservatore Nuova Democrazia, che governa in Grecia dal 2019.
Chi, invece, tra funzionari e responsabili dell’OPEKEPE, si era accorto delle irregolarità e aveva chiesto spiegazioni sulla gestione dei sussidi, sarebbe stato rimosso dal proprio incarico. Diversi i casi, tra cui anche i presidenti stessi dell’organizzazione.

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I rapporti tra l’Opekepe e l’attuale governo nazionale

I legami politici sono arrivati fino ai vertici dello Stato. Il primo ministro Mitsotakis, ad aprile scorso, ha deciso per un rimpasto, dopo che la Procura europea ha messo sotto la lente di ingrandimento diversi esponenti del partito di Governo che risulterebbero coinvolti nello scandalo e i ministri dello Sviluppo Rurale, per la Crisi Climatica e Protezione civile e il vice ministro della Salute si sono dimessi8.

Ci chiediamo, che cosa accadrà dopo queste scoperte? Quanto c’è ancora da sapere sul coinvolgimento delle autorità e delle figure istituzionali di riferimento nei fatti riscontrati? Verrà permesso a produttori controversi, come quelli investigati, di continuare a ricevere fondi pubblici per alimentare un’autentica spirale di menzogne?

L’auspicio è che, dopo questi riscontri, non potranno più continuare a celarsi all’ombra delle fosse comuni di carcasse di animali e nei terreni costantemente avvelenati dalle conseguenze delle loro azioni.

Com’è andata a finire

Il noto quotidiano nazionale To Vima ha riportato in esclusiva la notizia in Grecia, che è rimasta in home page per diverse ore, riuscendo ad ottenere grande visibilità, ed è stata ripresa anche da altre testate nazionali.

La giornalista Anastasia Vaitsopoulo, reporter dell’esclusiva per To Vima, ha scoperto che, da novembre 2021 è in atto un programma sovvenzionato dalle regioni di “Raccolta, gestione e incenerimento degli animali morti e raccolta di campioni di tessuto cerebrale da bovini, ovini e caprini morti“. La ditta KAFSIS è appaltatrice del programma per molte regioni della Grecia.

ll Presidente dell’Associazione nazionale greca di allevatori di suini, Ioannis Bouras, intervistato dalla giornalista Anastasia Vaitopoulo, ha fornito una sua versione dei fatti riguardo alla questione delle carcasse smaltite illegalmente: ”Le malattie animali sono aumentate negli ultimi anni. Questa esitazione ci porta a volte a rifiutare di consegnare i nostri animali a queste aziende. La maggior parte di noi lo fa, ma a volte qualcuno può giustamente dire: ‘Non permetterò a un camion carico di animali morti di entrare nella mia struttura quando non conosciamo la causa della loro morte. Tutti noi che alleviamo animali siamo in uno stato di emergenza“.

Dalla Direzione veterinaria della Regione della Tessaglia assicurano che i controlli sulle strutture sono stati compiuti regolarmente e che nulla di critico è stato rilevato. Ecco quanto rilasciato al quotidiano To Vima: “negli ultimi sei mesi abbiamo ispezionato quasi tutti gli allevamenti di suini nella Regione della Tessaglia e non abbiamo identificato tali pratiche nella gestione degli animali morti“.